A chi in questi giorni sta associando il nome di Pescara, ad un video spiacevole che offende la Città e l’Italia intera, rispondiamo con un estratto da una bellissima lettera di Ennio Flaiano sulla vera pescaresità. #IONONCONDIVIDO #PESCARALAVORA

Caro Scarpitti,

adesso che mi ci fai pensare, mi domando anch’io che cosa ho conservato di abruzzese e debbo dire, ahimè, tutto; cioè l’orgoglio di esserlo, che mi riviene in gola quando meno me l’aspetto (…)

Ciò che mi ha sempre colpito nella Pescara di allora era il buonumore delle persone, la loro gaiezza, il loro spirito.
Tra i dati positivi della mia eredità abruzzese metto anche la tolleranza, la pietà cristiana (nelle campagne un uomo è ancora “nu cristiane”), – la benevolenza dell’umore, la semplicità, la franchezza nelle amicizie; e cioè quel sempre fermarmi alla prima impressione e non cambiare poi il giudizio sulle persone, accettandole come sono, riconoscendo i loro difetti come miei, anzi nei loro difetti i miei.

Quel senso ospitale che è in noi, un po’ dovuto alla conformazione di una terra isolata, (…) un’isola schiacciata tra un mare esemplare e due montagne che non è possibile ignorare, monumentali e libere: se ci pensi bene, il Gran Sasso e la Majella sono le nostre basiliche, che si fronteggiano in un dialogo molto riuscito e complementare.

Tra i dati negativi della stessa eredità: il sentimento che tutto è vanità, ed è quindi inutile portare a termine le cose, inutile far valere i propri diritti; e tutto ciò misto ad una disapprovazione muta, antica, a una sensualità disarmante, a un senso profondo della giustizia e della grazia, a un’accettazione della vita come preludio alla sola cosa certa, la morte: e da qui il disordine quotidiano, l’indecisione, la disattenzione a quello che ci succede attorno.

Bisogna prenderci come siamo, gente rimasta di confine (…) con una sola morale: il Lavoro

(…) o forse, chissà… questa lettera che mi hai cavato con la tua dolce pazienza non volevo scriverla, per un altro difetto abruzzese, il più grave, quello del pudore dei propri sentimenti.
Non farmi aggiungere altro, statti bene e tanti saluti dal tuo,

Ennio Flaiano
tratto da “Discanto” di Pasquale Scarpitti, edito da Sarus